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Tre direttrici di sviluppo per dare una spinta in più al tuo business

Puntare sull’export rappresenta una necessità imprescindibile per la competitività del sistema produttivo. Molto spesso però, imprese troppo piccole o con risorse insufficienti stentano a entrare o rimanere con successo nei mercati internazionali. Per mantenere una crescita profittevole e sostenibile nel tempo, le aziende sono chiamate a indirizzare gli sforzi lungo tre direttrici:

  • Crescita dimensionale, perché sui mercati internazionali la dimensione fa la differenza. Serve un cambiamento culturale, gli strumenti ci sono dalle reti di impresa alla finanza straordinaria, fino all’apertura al mercato dei capitali;
  • Internazionalizzazione spinta, ampliando e diversificando le geografie di destinazione, concentrandosi su quelle con migliori prospettive, attraverso soluzioni finanziarie ad hoc per affrontare i mercati esteri;
  • Innovazione, investendo nell’industria 4.0, dall’automazione all’utilizzo di canali distribuitivi più smart.
La piccola dimensione delle aziende italiane è, da una parte, un importante fattore di flessibilità, dall’altra, un limite fondamentale allo sviluppo dell’intera economia del Paese. Perseguire una scala più grande non significa abbandonare la nostra tradizione dei distretti industriali, fatti di piccole e medie imprese interconnesse, con relazioni di filiera forti. Ma in un contesto in cui i processi di internazionalizzazione sono diventati più complessi e articolati questo non basta più. Il modello del distretto tradizionale non riesce infatti a reggere le pressioni competitive dello scenario attuale perché non è in grado di supportare adeguatamente strategie di internazionalizzazione diverse dall’esportazione.

Una soluzione potrebbe essere quella di aggregarsi in reti di imprese. La collaborazione tra PMI, attraverso la condivisione di conoscenze e risorse economiche, può essere la chiave per superare il limite dimensionale tipico del nostro tessuto imprenditoriale. Grazie alla Rete, le aziende riescono ad aumentare le opportunità commerciali anche singolarmente, attraverso l’innovazione di prodotto e altre attività strategiche che individualmente non riuscirebbero a realizzare.
Ma cosa vuol dire aggregarsi in Rete?
Le Reti permettono di mettere a fattor comune le conoscenze dei singoli stimolando l’innovazione (di processo e di prodotto) e consentendo l’integrazione di filiera, sia in verticale che in orizzontale. Una stessa Rete, insomma, può aggregare insieme anche aziende localizzate in territori lontani e di ambiti diversi valorizzandone le interazioni, generando risparmi di scala e migliorando la qualità del bene/servizio realizzato. L’afflusso di competenze diverse fa infatti crescere la Rete e contestualmente le singole aziende.

I principali vantaggi che derivano dalla creazione di una Rete riguardano la maggiore visibilità delle aziende che ne fanno parte, la maggiore garanzia verso terzi, la proposta di un’"offerta integrata" e quindi più completa, la maggiore capacità produttiva (commesse più grandi), la maggiore capacità di investimento e la maggiore capacità innovativa.
Pur ottenendo la capacità produttiva di un’azienda più grande, la Rete mantiene tuttavia la rapidità e la flessibilità tipica delle piccole aziende. La Rete rappresenta infine il migliore strumento per aumentare la presenza sui mercati globali di interi settori manifatturieri.

È possibile suddividere le reti in due grandi categorie: reti di filiera (supply chain) in cui le diverse aziende che ne fanno parte concorrono, ognuna per la propria expertise, a tutte le fasi di lavorazione di un prodotto; e le reti orizzontali (di condivisione) caratterizzate da un obiettivo comune e ruoli gerarchici differenziati. L’appartenenza a una Rete è spesso legata al cosiddetto "contratto di Rete", uno strumento che va consolidandosi nel panorama imprenditoriale italiano. Il contratto permette di estendere la sua validità anche all’estero (all’interno della Unione Europea), o di inglobare all’interno della Rete anche aziende fornitrici di servizi marginali, per svolgere assieme attività imprenditoriali. L’obiettivo non è solo quello di ottenere vantaggi di costo, ma anche di generare sinergie di ricavo, finanziarie e di know how, con il risultato di rendere l’intera struttura produttiva più competitiva sul mercato globale.

Oggi le PMI italiane che hanno potenzialità di crescita hanno varie alternative al debito bancario classico sia in termini di finanza di capitale (equity) sia in termini di finanza di debito (debt). Un altro strumento a disposizione delle imprese, anche quelle a dimensione più contenuta, per garantirsi una crescita sostenibile è la quotazione in borsa. A dare una grossa mano alle piccole e medie imprese interessate ad affacciarsi a Piazza Affari è il mercato AIM di Borsa italiana, il listino dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita che consente un accesso ai mercati azionari con un processo di quotazione semplificato. La quotazione su AIM Italia permette alle imprese nei diversi momenti del ciclo di vita di raggiungere i propri obiettivi di crescita grazie all’apporto di nuove risorse finanziare, accelerando il processo di sviluppo e l’innovazione.

La crescita dimensionale però, per quanto importante, non può rappresentare l’unica discriminante di successo fra le imprese ma va affiancata alla capacità di internazionalizzarsi e di investire in innovazione quali leve fondamentali di competitività.

Sviluppare capacità di gestione dei processi e della conoscenza, dotarsi di capacità di intelligence e individuazione di rischi/opportunità in ciascun mercato target, di marketing e distribuzione su geografie più lontane ma con buone prospettive future diventa un must per le imprese che aspirano a crescere nei prossimi anni. Risulta evidente che, per restare competitivi nel medio-lungo periodo, occorrono maggiori investimenti in Ricerca&Sviluppo e nelle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0. L’utilizzo dei dati per la centralizzazione e l’archiviazione delle informazioni (Internet of Things, Big Data, Open Data, e Cloud Computing); l’analisi per ricavare valore dai dati e indirizzare al meglio le scelte aziendali; l’interazione uomo-macchina (interfacce touch, realtà aumentata, stampa 3D; robotica) sono fattori centrali su cui impostare processi automatizzati e interconnessi, in grado di razionalizzare i costi e ottimizzare le prestazioni.

In questo percorso le imprese italiane non sono sole. Attraverso il Piano Industria 4.0 già da due anni per le PMI è possibile usufruire di incentivi fiscali, sostegno al venture capital, diffusione della banda ultralarga e programmi di formazione mirata, per prepararsi adeguatamente alla quarta rivoluzione industriale.