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Un mercato dei capitali a misura di PMI

Nonostante il 2017 abbia fatto registrare un boom di matricole in Borsa (39 nuove quotazioni di cui 32 tramite raccolta di nuovo capitale per 5,4 miliardi complessivi), il nostro Paese sconta ancora un forte ritardo su tutti i segmenti del mercato dei capitali di rischio. Le imprese italiane hanno manifestato storicamente una minore propensione a quotarsi in Borsa rispetto alle controparti estere: negli ultimi anni, la capitalizzazione di Borsa si è mantenuta attorno al 30% del Pil, molto indietro rispetto ai mercati azionari dei principali Paesi avanzati.

Eppure le analisi evidenziano che le imprese italiane quotate riportano livelli di crescita maggiore in termini di ricavi, investimenti e dipendenti e risultano più profittevoli delle controparti non quotate, oltre ad essere più resilienti in contesti di crisi a livello macroeconomico. Tali imprese, inoltre, hanno un accesso migliore al mercato del debito e al finanziamento bancario, che permette loro di investire di più rispetto alle imprese non quotate, maggiormente limitate alla generazione di cassa interna.

Ma quali sono le ragioni che supportano la scelta delle imprese italiane di quotarsi in Borsa o che viceversa ne rappresentano i principali ostacoli?

Dai risultati di uno studio realizzato dal centro di ricerca dell’Università Bocconi redatto in collaborazione con Equita è emerso che le imprese di maggiori dimensioni siano più facilitate nell’accesso al mercato: le criticità legate ad una possibile quotazione – di carattere normativo e procedurale – risultano per loro di più facile gestione. Nonostante questo, è in aumento il numero di PMI che sceglie di aprire il proprio capitale quotandosi, per garantirsi una crescita sostenibile e per diversificare le fonti di finanziamento.

A dare una grossa mano alle piccole e medie imprese interessate ad affacciarsi a Piazza Affari è il mercato AIM di Borsa italiana, il listino dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita che consente un accesso ai mercati azionari con un processo di quotazione semplificato. La quotazione su AIM Italia permette alle imprese nei diversi momenti del ciclo di vita di raggiungere i propri obiettivi di crescita grazie all’apporto di nuove risorse finanziare, accelerando il processo di sviluppo e l’innovazione.

Negli ultimi anni una spinta per le imprese a cercare fonti alternative di finanziamento è venuta, oltre che dalle difficoltà riscontrate dal sistema bancario, anche dalle più recenti politiche economiche e fiscali di incentivo verso gli investimenti in imprese italiane (“Piani Individuali di Risparmio” o “PIR”). I PIR sono stati lo strumento principale per raccogliere fondi da destinare ad aziende che vogliono quotarsi. È soprattutto grazie a questi piani di risparmio che l’investimento su AIM risulta più che raddoppiato rispetto a luglio 2017, raggiungendo quota 600 milioni di Euro, con 91 investitori attivi di cui il 75% stranieri in incremento rispetto al 62% dell’anno scorso.
Andrea Vismara, Amministratore Delegato di Equita, evidenzia che “le aziende più piccole negli ultimi anni stanno contribuendo alla crescita dei mercati, mostrando un chiaro cambiamento culturale ed una crescente apertura ai mercati dei capitali. Ciò è dovuto a diversi fattori: una maggiore consapevolezza delle imprese italiane verso una struttura del capitale meno sbilanciata verso il finanziamento bancario; un crescente apprezzamento degli investitori verso le aziende italiane, che hanno mostrato ottima resilienza e performance di mercato; infine il contributo del Governo che ha introdotto la regolamentazione sui PIR e un credito d’imposta sulle spese di quotazione per le PMI”.

Ma su quali fattori deve puntare una società AIM Italia per attrarre Investitori Istituzionali? Da un’indagine svolta dall’Osservatorio AIM Italia di IR Top e pubblicata da Borsa Italia lo scorso maggio, emergono precise indicazioni sui fattori distintivi che caratterizzano la policy degli investitori PIR su AIM Italia: gli investitori ricercano crescita, business plan sostenibili e qualità del management. Il settore che presenta le maggiori opportunità è quello industriale, seguito da digitale e green. Gli investitori istituzionali prediligono un orizzonte di medio lungo periodo a sostegno del piano industriale dell’emittente, con un approccio basato sulla stretta interazione con il management ed una più attenta analisi dei fondamentali.

Nello scenario attuale quindi aprirsi al mercato dei capitali e agli investitori istituzionali è diventato per le PMI italiane molto più semplice.
Gli strumenti ci sono sia tradizionali (quotazione, emissioni obbligazionarie, private equity e venture capital), sia innovativi (minibond, private placement, project bond) e consentono soprattutto alle PMI di ridurre il costo del credito e di reperire risorse destinate a finanziare nuovi investimenti, anche esteri, ristrutturazioni degli asset societari, joint venture, fusioni, acquisizioni e altre operazioni di finanza straordinaria per crescere e competere con una struttura più solida sui mercati internazionali.

Un supporto importante alle PMI arriva da SIMEST che le affianca nella partecipazione al capitale di rischio offrendo la possibilità di beneficiare di un contributo in conto interessi sulla propria quota di partecipazione. La partecipazione può essere prevista in fase di costituzione (iniziative greenfield), di aumento di capitale sociale o in caso di acquisizione di terzi (operazioni di M&A) e può raggiungere il 49% del capitale dell’impresa partecipata. Se la società ha sede in un’area geografica di interesse strategico, è possibile richiedere l’intervento aggiuntivo del Fondo pubblico di Venture Capital.
Un altro strumento messo a disposizione delle PMI da SACE SIMEST per facilitarne l’accesso al mercato dei capitali è il Fondo Sviluppo Export. Le imprese possono finanziare i loro piani di crescita internazionale attraverso emissioni obbligazionarie sottoscritte dal Fondo. Ma come funziona e quali sono i benefici?

Il Fondo Sviluppo Export, gestito da Amundi Sgr e con una dotazione di 350 milioni di euro (si tratta pertanto di un fondo chiuso), sottoscrive i titoli obbligazionari emessi dall’impresa, una volta completato il processo di valutazione del merito creditizio da parte di SACE, che ne garantisce l’emissione. Sono sottoscrivibili sia singole emissioni della durata massima di sette anni e d’importo fino a 30 milioni di euro, sia emissioni di importo superiore sottoscritte insieme ad altri investitori. Il rimborso può essere a scadenza o rateale, con cedola a tasso fisso o variabile. Attraverso questo strumento le imprese possono disporre di risorse finanziare a medio/lungo termine, ottenendo piena deducibilità degli interessi passivi e dei costi di emissione.