AVANZATO

La lunga corsa dell’export Made in Italy in Cina

Nel corso degli anni la Cina è diventata un mercato sempre più ricco di opportunità per le imprese italiane con proiezione internazionale. Soltanto nell’ultimo decennio, il valore dei prodotti Made in Italy esportati verso Pechino è più che raddoppiato: si è passati dai 6,3 miliardi di euro del 2007 ai 13,5 nello scorso anno. Il Paese oggi si colloca all’ottavo posto nella classifica dei mercati di destinazione dell’export italiano1 e al primo se consideriamo il solo continente asiatico, davanti a Giappone, Hong Kong, Corea del Sud e India. La Cina ha rappresentato uno dei principali traini dell’export italiano di beni nel 2017 (+22,2% rispetto al 2016), con trend particolarmente positivi nei settori dei beni di investimento (meccanica strumentale e mezzi di trasporto).

Il ventaglio di prodotti italiani destinati in Cina è piuttosto ampio e abbraccia una vasta gamma di settori (Figura 1). Tra i prodotti della meccanica strumentale, quelli maggiormente richiesti da Pechino sono: apparecchi meccanici e loro parti; oggetti di rubinetteria; macchine e apparecchi per l’imbottigliamento e l’etichettatura; macchine e apparecchi per incapsulare bottiglie, boccali e tubi; macchine per l’imballaggio. Nel settore dei mezzi di trasporto, è il comparto automotive a riscuotere maggior successo. Nel 2017 un forte contributo è arrivato dal boom delle vendite di autoveicoli, quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente e anche agevolate dagli accordi siglati da Alfa Romeo con Alibaba. Questi ultimi hanno consentito alla casa automobilistica italiana di avere uno store dedicato su Tmall (piattaforma di vendite on line del gruppo Alibaba): un episodio significativo è rappresentato dal sold out di 350 esemplari di Alfa Romeo Giulia vendute in 33 secondi nel marzo del 2017.

Figura 1: composizione settoriale dell’export italiano verso la Cina
(2017, % sul totale export)
Fonte: elaborazioni SACE SIMEST su dati Istat

Nel settore del tessile e abbigliamento, oltre alle calzature, sono apprezzati indumenti e accessori a maglia (e non). In quello della chimica, sia i prodotti chimici organici che quelli della farmaceutica. Tra gli altri consumi i beni principalmente richiesti sono pelli, cuoio e prodotti ceramici; i mobili Made in Italy invece conservano un certo appeal per quanto concerne i prodotti in legno. Vi sono poi buone opportunità per coloro che operano nel settore della metallurgia ed esportano ghisa, ferro, acciaio o rame. Per i venditori di apparecchi elettrici, i beni domandati da Pechino sono interruttori, commutatori, spine e prese di corrente. Non mancano infine le occasioni per le imprese operanti nel comparto degli alimentari e bevande, specie per gli esportatori di pasta e vino2.

I primi sette mesi del 2018 hanno mostrato una sostanziale stabilizzazione delle vendite dirette verso Pechino (-0,2% rispetto all’analogo periodo del 2017), ma con significative eccezioni nei settori del tessile e abbigliamento, della chimica-farmaceutica, della gomma e plastica, della metallurgia e soprattutto del primo settore di esportazione italiano, la meccanica strumentale. Si tratta di una stabilizzazione fisiologica dopo il forte incremento registrato nell’anno precedente ma secondo le previsioni SACE SIMEST l’export italiano in Cina proseguirà il cammino sul sentiero di crescita anche nei prossimi anni. È infatti atteso un incremento a un tasso medio dell’8,8% tra il 2019 e il 2021 che consentirà di sfiorare quota 20 miliardi di euro nell’ultimo anno di previsione.

Tra i settori che osserveranno la migliore dinamica, troviamo i mezzi di trasporto (specie per gli autoveicoli che beneficeranno dell’abbattimento dei dazi dal 25% al 15% sull’import di auto stabilito dal governo cinese). Buoni risultati sono attesi anche per gli esportatori del settore chimico-farmaceutico, del tessile e abbigliamento e della meccanica strumentale (Figura 2).

Figura 2: previsioni di crescita dell’export italiano – settori più dinamici
(variazione media annua, 2018-2021; valori 2017)

Fonte: SACE SIMEST e Istat

Permangono alcune barriere nell’accesso al mercato di natura tariffaria e non tariffaria, specie nell’industria agroalimentare (obblighi di etichettatura, registrazione, lungaggini nelle procedure di controllo e ispezione alle dogane, ecc.), così come miglioramenti sono richiesti circa la trasparenza del sistema legale. Ciò testimonia la necessità di un’approfondita conoscenza del mercato e delle sue regole, oltre che delle preferenze dei consumatori, ma uno sforzo aggiuntivo rispetto a quello richiesto per mercati più “accessibili” e geograficamente meno remoti è giustificato dalle prospettive e dalle dimensioni di un Paese in forte crescita. La nostra quota di mercato nel Paese è ancora modesta, a testimonianza dei margini esistenti per le imprese italiane che intendano raccogliere la sfida dell’export verso Pechino (Figura 3).

Figura 3: quota di mercato Italia vs peer
(% rispetto all’import cinese di beni dal mondo)

elaborazioni SACE SIMEST su dati UNComtrade

Nonostante le tensioni commerciali con gli Stati Uniti rappresentino un fattore di criticità, la Cina è e resterà una geografia fondamentale per le imprese italiane che vogliono puntare sui mercati internazionali. Il Paese del Dragone continuerà infatti a costituire una delle geografie emergenti più dinamiche anche in futuro: il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del Pil del 6,4%, in media, nel triennio 2018-2020. Si tratta di un ritmo non più a doppia cifra, per quello che è stato definito il new normal cinese, con tassi di crescita meno rapidi ma più sostenibili, e con l’obiettivo di osservare miglioramenti dal lato del reddito pro-capite. Ciò rappresenta un segnale di cambiamento del modello economico del Paese: da “fabbrica del mondo” ed economia votata all’export a un modello che punta sempre più sul rilancio dei consumi interni e sui servizi, oltre che a un upgrade della propria struttura produttiva verso attività a maggior valore aggiunto.

TREASURE CHEST

  • Nel corso degli anni la Cina è diventata un mercato sempre più ricco di opportunità per le imprese italiane. Il valore dei prodotti Made in Italy esportati verso Pechino è più che raddoppiato nell’ultimo decennio.
  • Il ventaglio di prodotti italiani destinati in Cina è piuttosto ampio e abbraccia una vasta gamma di settori. I principali sono: meccanica strumentale; mezzi di trasporto; tessile e abbigliamento; chimica-farmaceutica.
  • Nonostante alcune barriere all’accesso al mercato cinese (di natura tariffaria e non tariffaria), uno sforzo aggiuntivo delle nostre imprese è giustificato dalle prospettive e dalle dimensioni di un Paese in forte crescita.

1 La Cina si colloca dietro ai mercati tradizionali dell’export italiano, ovvero le geografie avanzate europee e gli Stati Uniti, in particolare: 1° Germania; 2° Francia; 3° Stati Uniti; 4° Spagna; 5° Regno Unito; 6° Svizzera; 7° Belgio (dati Istat 2017).
2 Analisi SACE SIMEST su dati Istat basata sul valore dei prodotti esportati dall’Italia verso la Cina nel 2017.